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Factory Fattori | 27 Novembre 2020

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TAPPETI URLANTI *

TAPPETI URLANTI *
Saverio Fattori
Flash in paranoia in assenza di competizioni valuta…

Confesso che non mi ero mai avvicinato a un tapis roulant, sono il vecchio che nei film western quando vede passare i primi treni imbraccia il fucile e inizia a sbraitare: Diavolerie! Diavolerie! Mi tenevo a debita distanza, piuttosto in palestra sollevavo pesi, per altro atto altrettanto sacrilego per i puristi della corsa. Vedevo gente sudare come bestie su questi tappeti anche in primavera, in quei giorni splendidi nei quali stare all’aria aperta non è affatto un sacrificio, anzi, sembrerebbe nella nostra natura scappare dal cemento per raggiungere altri panorami. Forse, pensavo, questi tipi (e tipe) continuano a confondere la sudorazione con l’effettivo dimagrimento, uno dei grandi equivoci della storia del Welness. Non se ne esce. Sul tappetto non c’è passaggio d’aria e si gronda letteralmente, questo, se da un lato può essere sgradevole per il vicino di tapis, regala una immediata sensazione di fare qualcosa di risolutivo.

Sono tra i fortunati che aveva già smesso di correre e gareggiare da un paio d’anni, quindi il trauma di questo assurdo periodo per me è stato più facile da sopportare: ero già completamente fuori forma, ero già fuori da ogni angoscia competitiva. Quando si dice la buona sorte. Tipo quelli che erano infortunati e hanno potuto recuperare senza lo stress di vedere gli altri gareggiare e vincere sportine alimentari gravide di prodotti in scadenza- Eppure la pazzia mi ha preso per mano e ho fatto la cosa più illogica, ovvero ho comprato un tapis roulant al costo di una mia busta paga mensile. Ho atteso dieci giorni perché tanti altri sventurati in pieno spirito fantozziano avevano fatto la stessa cosa e qualcuno stava facendo affari d’oro.

Ora che il diabolico attrezzo è al sicuro giù in garage la faccenda ha preso tutta un’altra piega. Diventa quasi una pruriginosa tentazione. Mi pare di sentire quel brivido oscuro che magari qualcuno sente per una bambola gonfiabile. Il fascino di un fenomeno nuovo e innaturale. Non posso sottrarmi, è a portata di mano la chimera di riconquistare una decente forma almeno da un punto di vista cardiaco, poi certo, muscolarmente la faccenda della vera corsa è altra cosa, qui cosce e glutei battono un po’ la fiacca, si tratta di assecondare lo scorrimento, di muovere in fretta i piedini. Ma sono stato subito facile preda della diavoleria meccanica. In quei giorni ho visto pure un video di Luigi Ferraris, forse il miglior mezzofondista veloce over 40 (8’26 sui tremila indoor il suo primato italiano di categoria), in diretta Facebook ha fatto un test Conconi sul tappeto, l’ho visto fare una progressione che lo ha portato fino a ventitré chilometri orari. Orlando Pizzolato racconta che da sempre Sir Mo Farah fa lavori importanti da sempre sull’attrezzo, con grande disinvoltura. È comunque è innegabile, per eseguire test non c’è soluzione migliore, il tapis roulant è l’asso di briscola, è tutto facilmente controllabile con i tastini, specie per uno come me che il cervello e le gambe non è mai riuscito a usarli contemporaneamente. Ma io oggi cosa devo testare? Quale efficienza devo misurare? Ormai su strada fatico a trascinarmi sotto i sei minuti a chilometro. Niente, si tratta di cambiare orizzonti: sono in fase invecchiamento vs dimagrimento. È ho perso cinque chili in un mese, cinque chili che stavano lì a tormentarmi soprattutto nella zona ventre, si sa, lì noi maschietti perdiamo punti immediatamente appena molliamo la corsa.

Per cui di notte mi pare di sentire il tappeto giù di sotto urlare:

Scendi, tranquillo, vieni da me, non devi più ossessionarti sui tre minuti a trenta a chilometro, vieni qui di sotto, vieni a bruciare qualche caloria, concentrati su quello, non devi più battere nessuno, rassegnati, ma stai attento, non illuderti, il tempo non torna indietro, il nastro della vita non si riavvolge, occhio al tastino della velocità, se perdi i piedi ti ritrovi a sbattere la faccia e non è un cosa carina specialmente se tieni il garage aperto e i vicini delle villette a schiera stanno seguendo la tua performance. Non quella di Mo Farah.

*pezzo già uscito sul mensile Correre