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Factory Fattori | 29 Settembre 2021

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QUALCOSA DI PIATTO PER JORNET*

QUALCOSA DI PIATTO PER JORNET*
Saverio Fattori

Kilian Jornet

ll 23 gennaio Kilian Jornet in un post su Facebook annuncia la sua programmazione per i mesi a venire e finisce con un “I will try to run something flat”. Il monarca assoluto dell’Ultratrail che confina con l’alpinismo estremo per trovare nuovi stimoli si muove a ritroso, evvero per lui la novità potrebbe essere tentare una nuova avventura su asfalto. Nel sito on line de La gazzetta nell’articolo che riporta la notizia il giornalista Alessandro Filippini chiude con una domanda: “Tempi duri in arrivo per i maratoneti affermati?” La risposta, semmai Filippini la cercasse davvero, è ovviamente no, nessuna preoccupazione, Kipchoge  e Bekele possono dormire tranquilli, ma io sarei molto curioso. Certo qualcosa di piatto, in effetti dà subito una sensazione di qualcosa di noioso, non ci sono sorprese, troppe variabili da gestire.

Non è il mio mondo questo della montagna, cerco informazoni dall’amico Andrea Accorsi, già collaboratore di questa rivista, e questo catalano mi sembra davvero un personaggio interessante, una vera star, ma con una storia personale che mi fa simpatia, pare giri il mondo con un furgone nonostante economicamente si potrebbe permettere sistemazioni ben più agiate, da anni sbriciola record di discesa e salita dalle cime più alte e impervie del paneta, Everest compreso, pasando per il Kilimanjaro, ha dominato le gare più difficili di questa disciplina. Se volete saperne di più potete leggervi Correre o morire, che me lo conferma un tipo estremo anche nei titoli dei libri. Ovviamente la sua idea di montagna ha trovato detrattori, gli rinfacciano una idea troppo performante e poco romantica della montagna, e pare davvero che tra i mostri sacri di questo tipo di imprese lui sia davvero quello con le doti naturali per la corsa più nette, nell’ascesa al Cervino pare fosse partito a 3’10 al chilometro, per terminare al ritorno sotto il muro dei tre minuti. Io vorrei davvero vederlo in una maratona “normale”, se finisce la curiosità finisce tutto.

Verso la fine dell’anno ho avuto anche modo di seguire la storia di Andrea Scanzi, un giornalista di grandissimo successo che ama la corsa e che da qualche tempo posta sulla sua pagina i report dei suoi allenamenti-test che negli ultimi tempi hanno evidenziato progressi prodigiosi, ne ho scritto sul sito on line di questa rivista, evidenziando che sarebbe il primo vip a non essere una pippa, qualora questi dati fossero veritieri, e non abbiamo modo di confutarli. Cosa mi è rimasto addosso di questa storia fatta di centinaia e centinaia di commenti sui social a bocce ferme? Il problema di sempre: tifo pro e tifo contro, preconcetti e analisi spesso zoppicanti. Ho letto un sacco di stupidaggini da ambedue i lati della barricata, tra i miscredenti e gli osannananti. Amatori che non hanno una esatta percezione di cosa significhi correre dieci chilometri a 3’26 a chilometro finendo a 3’11, e veri atleti fortissimi in gioventù con lo stesso problema, non contestualizzano il personaggio e il fatto che abbia quarantacinque anni quindi lo considerano un risultato che non merita riflettori.  Anche in questo caso a me rimane una grande curiosità, se finisce la curiosità rimane gente che sgambetta.

Correre, e nel caso fermarsi, come nella fase regionale dei Campionati di società di cross, sono gare sempre concitate, tutti imbufaliti ad ogni curva o salitella, una delle poche gare ormai dove tutti i migliori sono costretti dalle società a portare punti, sono quasi tutti forti e intruppati, ci si marca stretto, e capitano sorprese, proprio perché non è tutto piatto, capita che nella prima prova emiliana nei pressi di Bologna, improvvisamente dopo una collinetta ti trovi un avversario a terra svenuto, rischi di travolgerlo, lo conosci da sempre, fin dalle categorie giovanili, e non ci pensi un attimo, siete dalla parte opposta rispetto alla zona del ritrovo, è l’ultimo giro, sei nei trenta, lui era più avanti e bum, crisi di zuccheri probabilmente, forse non c’è merito, è solo istinto, ma è un istinto anche quello competitivo, ma vince l’istinto giusto, esci dal trip della gara e lo soccorri, pazienza la gara, il piazzamento, i punti per la società, ti fanno i complimenti sui social, ma tu nemmeno capisci il perché, hai fatto la cosa normale e tu nei social nemmeno ci sei. Va bene così.

Articolo già uscito sulla rivista Correre