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Factory Fattori | 29 Settembre 2021

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BELLA E BRAVA 2.0*

Saverio Fattori

Anni fa su questa rivista scrissi un pezzo che si intitolava Bella e brava, stavo osservando una certa ossessione da parte dei runner maschietti nell’identificare appunto runner del sesso opposto degne di questa accoppiata magica. Era appunto un complimento classico quello che ping! venivamesso a commento di foto di atlete in gara o in allenamento. Non poteva che essere il più bello dei complimenti, in ogni settore voglio dire, ben oltre la corsa, non c’è merito nella bellezza, quello è un dono divino, ma arrivi a essere brava solo se non ti siedi comodamente tutta una vita su questa unica condizione di privilegio, ma se ti applichi, se lavori duramente, studi, lavori, ti alleni per andare oltre… Sempre più spesso sui Social, Instagram in particolare, scorgiamo nuove figure, blogger, motivatrici, che danno consigli su allenamenti, attrezzature tecniche (tema sensibilissimo oggi, specie per quanto riguarda le calzature…) o che sono testimonial di manifestazioni podistiche. È una guerra non dichiarata alla conquista di fallower, e di consequenziale attenzione da parte dei brand, una prateria sconfinata di principianti da conquistare a colpi di recensioni di scarpe (io in quarant’anni di corsa non ci ho mai capito nulla ma sono un po’ ritardato), consigli nutrizionali e soprattutto standard motivazionali non sempre originalissimi, più o meno il senso dei messaggi lanciati può essere condensato in pochi diktat, due direi:

Muovi le chiappe, tu ce la puoi fare

Volere è potere

Ma in questo periodo storico quello della condizione femminile si è fatto tema sensibilissimo, la Rula Jebreal, nota giornalista e scrittrice palestinese, con cittadinanza israeliana e italiana, ha rifiutato di partecipare a una trasmissione televisiva in quanto unica donna ospite a fronte di sette ospiti in totale. Ma sono tanti gli episodi più o meno noti che testimoniano di equilibri piuttosto instabili sulla questione femminile, ancora oggi, anno 2021, quando negli anni Settanta testi come Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, sembravano aver messo basi solide e durature in questo campo.

Ma gli anni Sessanta e Settanta sono lontani, lontanissimi, irrimediabilmente, ormai profondo Novecento. Ma è un terreno di scontro spesso friabile, non sempre si è perfettamente consci di quanto le parole celino trappole.

Mercoledì 19 maggio nella Pagina Facebook La gang degli Atleti disagiati viene messa una foto della mezzofondista Gaia Sabbatini con la seguente didascalia:

Ottimo crono per Gaia Sabbatini a Ostrava sui 1500 metri: 4’08’’14 per la bella bionda delle Fiamme Azzurre.

Ecco alcuni commenti che seguono il post:

Leggere bella bionda mi ha un po’ avvilito. Gaia è sicuramente una bellissima ragazza ma lei si allena ogni giorno per migliorarsi fisicamente, migliorare i propri tempi e raggiungere obiettivi sportivi sempre più alti. Lodiamola per la sia bravura e bellezza tecnica

Ma che tristezza tutto questo sottolineare quanto sia bella! Ma cosa c’entra questo col suo risultato? Che per Jacobs qualcuno ha commentato dicendo “bravo e bello?”

Per far capire la differenza. Leggete questo post, il modo in cui è stato scritto e i commenti. Poi leggete quello precedente che parla di Kiplimo.

Due atleti, due trattamenti diversi solo per il sesso. Lezione di sessismo applicato nello sport parte 1

… è preoccupante che si ritenga normale e giusto qualificare un atleta professionista in considerazione del suo aspetto fisico.

Come nel medioevo…

Ma anche…

Meravigliosa in gara e spettacolare bellezza italica.

A tutt* gli/le indignat* per l’epiteto “bella bionda” consiglierei di fare un giro sulla pagina Instagram dell’atleta in questione

Non credo si sia offesa.

Ma proprio per niente.

Ripeto, correte, divertitevi, fate sport.

Non sfogate le vostre frustrazioni su un post pigiando sui pulsanti della tastiera del pc o sullo schermo del telefono.

Mi pare un ingorgo di pensieri che rappresenta bene le dissonanze dei nostri tempi, l’ossessione di disquisire su tutto, a fronte si sensazioni e umori a volte disordinati, ad esempio mi pacerebbe interrogare lo Storico-Star Alessandro Barbero se davvero nel Medioevo qualificassero gli atleti professionisti in considerazione dell’aspetto fisico, e insomma se nel Medioevo pagassero qualcuno per correre e se davvero il Medioevo possa fare da fossa biologica per tutto il peggio della Storia nei millenni, a partire da quando eravamo poco più che scimmie. Difficile avere posizioni nette: se da un lato ci sono tragedie generate dal fatto che in casi estremi, ma ormai comuni e reiterati, l’uomo scambia l’amore per ossessione, se è vero che considera la moglie o compagna come una proprietà esclusiva, un essere privo di libero arbitrio il bacino di opinioni da social rischia di inquinare acque giù melmose. Non credo che la Pagina in questione fosse in malafede, come non credo che il conduttore di Propaganda live e il suo team avesse deliberatamente cercato di mettere in difficoltà la giornalista, credo che però oggi si debba fare una attenzione maniacale alla forma, ai termini, siamo sempre più pubblici e sovraesposti.

*Articolo già uscito sul mensile Correre