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Factory Fattori | 9 Dicembre 2022

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IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA*

IL PASSO PIU’ LUNGO DELLA GAMBA*
Saverio Fattori

Esiste qualcosa di più spietato del fenomeno delle scarpe da running di ultima generazione? Quelle con le piastre in carbonio o con altri materiali, insomma, quelle che se ci spingi bene (FORTE) forse ti catapultano lontano, più lontano del lecito, oltre te stesso, il passo più lungo della gamba esiste, e non è affatto da mettere agli atti come metafora negativa, ma si fa felicemente concreto.

I gestori dei negozi di abbigliamento sportivo te le propongono come deliziosi frutti proibiti, non le devi comprare, pagare, la parola magica è provare. Le dobbiamo provare… Chi scrive sa bene che non esistono integratori che ti fanno correre più forte, puoi prendere catene montuose di aminoacidi, ma rimani tu, col tuo motore, con i tuoi limiti, il satellitare ti dà sempre i soliti passaggi a chilometro, nessuna sorpresa mai, mai una gioia potremmo dire, la corsa è arida di sorprese. Fateci caso, se nel bel mezzo di una gara o di un allenamento tirato improvvisamente sentite buone sensazioni, o almeno accettabili, beh il satellitare svelerà il segreto, ovvero che avete rallentato il passo.

Ma ora forse è successo qualcosa di nuovo anche nel nostro mondo. Il fatto stesso che diversi modelli siano proibiti nelle gare in pista a noi amatori mette appetito… un po’ come da bambini quando ci proibivano la crema alla nocciola spalmabile e più avanti un certo libro. Quella proibizione diventava una tentazione fortissima. Molti di noi ricorderanno la mezza maratona di Siviglia, quattro atleti, quattro, a battere il precedente record mondiale, per non parlare dell’abbattimento del muro delle due ore di maratona di Eliud Kipchoge. Quanto hanno inciso le calzature di nuova generazione? È questa la domanda che ogni podista si fa da un po’ di tempo a questa parte, sia esso un agonista di prima linea o amatore da sportina alimentare premio di categoria.

Sono stato fuori dal giro delle gare (garette) per tre anni, quindi il fenomeno non l’ho vissuto nel suo progredire e mi sono trovato ad indagare immediatamente fin dalle prime uscite, curioso come un gatto, non ho trovato omertà, né pressapochismo, un mio vecchio avversario ne possedeva già sette paia, un patrimonio da tenere in cassaforte, altri mi hanno illustrato con passione e competenza le loro impressioni, le caratteristiche, uno mi ha detto che va pensata, mentre correre devi pensare, due attività che personalmente non ho mai praticato in contemporanea, devi pensare a come mettere il piede, e soprattutto non puoi rallentare e guardare il paesaggio perché le senti poco stabili, ingombranti, parliamoci chiaro:

Sono scarpe esclusive. Per chi va forte e vuole andare ancora più forte. Restituiscono forza ma tu devi metterci la tua, e devi correre sempre in spinta, mordere l’asfalto e fare metri.

È questo il messaggio sottotraccia. È uno status, si fa simbolo identitario, non servono solo a battere primati personali queste scarpe, stabiliscono gerarchie, e ci sentiamo dei top runner quando le sconsigliamo ad amici lenti.

Alla fine le ho provate, mi sono fatto sedurre, e forse qualcosa di diverso ho avvertito davvero dopo un primo chilometro di assestamento: suggestione? Ho queste scarpe e devo andare forte per forza, quindi tutto il corpo e la mente collaborano, oppure davvero una sorta di molla ti dà una mano? Dovrei sentire sensi di colpa? Oppure in stato di inferiorità nel caso non mi adeguassi al nuovo che avanza? Se le metto in gara mi faccio prendere dalla fiducia e parto fortissimo (più del normale) e salto per aria ancora prima?

E chi può dirlo, Giorgio Caproni scrisse: Le domande sbagliate, le risposte tutte sassate“.

*Articolo gia uscito su Correre magazine