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Factory Fattori | 20 Maggio 2022

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UNA STORIA SCRITTA A PENNA*

UNA STORIA SCRITTA A PENNA*
Saverio Fattori

Ricordo Rudy Magagnoli quasi bambino con la maglia della società bolognese Acquadela, erano gli anni del tecnico, Pier Paolo Cristoferi uno dei primi uomini col borsello pieno di carteggi importantissimi, programmi di allenamento, appunti per le iscrizioni, pettorali, tesserini Fidal, e la sigaretta sempre attaccata alle dita, una passione sconfinata e grande competenza, erano un bel gruppo di Allievi, tutti promettenti, Rudy forse non era un bambino prodigioso però era di quelli che aveva capito subito che quella poteva essere la strada giusta.

Negli anni mi ha stupito la sua regolarità, inteso forse come rigore, disciplina, non l’ho mai visto “sbagliare” completamente una gara, mai visto “saltare per aria”, si riprende anche molto in fretta dagli infortuni, è davvero di quelli che possono fare la felicità della società che lo tessera, non ultima l’Atletica Sacmi Imola, mi pare il più professionale dei non professionisti, anche se lui in alcuni periodi della sua vita l’idea dell’atletica come mestiere l’ha accarezzata almeno un paio di volte, una volta con la possibilità di entrare in un gruppo militare, e poi con la Cover Verbania. Nel 1996 entra nel gruppo militare sportivo dell’Aeronautica nell’anno di leva e nonostante diversi infortuni sigla un buon 30’55 sui 10000 metri prima ancora di compiere il ventesimo anno di età. La proposta di continuare quella strada arriva, ma Rudy non se la sente di affrontare quella disciplina un po’ asettica, preferisce un lavoro normale, magari part time, ma di certo l’atletica non se ne esce dal cervello.

Viste queste premesse avevo previsto che sarebbe stato uno dei migliori over 40 in circolazione in Italia (di recente si è laureato Campione italiano sui 5 chilometri su strada con la canotta della Discobolo Atletica Rovigo) e i fatti non mi hanno smentito. Rudy è sempre lì, fisso, una sicurezza, inamovibile nelle primissime posizioni in ogni gara, segaligno, due buchi al posto delle guance risucchiate dai chilometri, concentratissimo, eppure con un distacco quasi nobile, di aspetto distino, si sarebbe detto un tempo, un po’ il Dylan Dog del podismo emiliano, ma conosciuto un po’ su tutto il territorio.

E come gli atleti molto precisi conserva da sempre gelosamente i diari delle gare e degli allenamenti che diventano materiale tecnico, per capire le mutazioni del corpo, e umano, perché disegnano una mappatura esistenziale che ha un impatto emotivo molto forte, almeno su di me, questi fogli scritti a penna rappresentano una vera e propria narrazione, quei numeri, i commenti, le note, ancora ci parlano, soprattutto se lontane nel tempo, a volte sottovoce, a volte urlano. 

Anche il fratello Alex oggi è un buon podista e duathleta, brillante promessa del ciclismo convertita al nostro mondo, ma il “mistero” per me è il padre che solo da qualche anno vedo primeggiare nella sua categoria, ha la stessa figura tirata di Rudy, ma qualcosa non mi torna, io me lo ricordo solo in età avanzata, come non avesse una storia alle spalle, il fatto è che non è il padre ad aver condizionato il figlio nella pratica della corsa come accade di solito, ma al contrario, il signor Luciano dopo una militanza nel ciclismo in età giovanile, seguito da un quasi totale abbandono di velleità competitive, solo da una decina di anni si è avvicinato all’atletica e in questi mesi ha spazzato via i primati regionali M65 sui 3000 metri e ha siglato un bel 19’29 sui 5000 metri. Un “ragazzo” promettente pure lui insomma. Inutile dire che chi tira le fila di tutto è la mamma Nicoletta, sempre presente alle gare. È come se Rudy avesse strappato il resto della famiglia al ciclismo per convertire tutti alla corsa… ma nemmeno lui è insensibile alla bicicletta e nei giorni del lockdown duro decide di integrare bici e corsa per esordire nel duathlon ai Campionati italiani di Caorle, ma il 10 ottobre cade urtando un marciapiede, sbatte il fianco sinistro, nove costole rotte di cui tre scomposte, clavicola pure rottura scomposta, polmone perforato, viene dimesso in fretta, l’ospedale trabocca di casi Covid, seguono giorni di riabilitazione, sei ore al giorno, al quarantesimo giorno primi tre chilometri di camminata, a dicembre la prima corsetta e la ripresa è prodigiosa, dopo qualche mese arrivano prestazioni che negli ultimi tre anni non aveva fatto, come se il suo corpo che mai aveva avuto tregua avesse preso ancora vigore nel riposo forzato.

Alex, Rudy e Luciano Magagnoli

Dopo l’indimenticato Pier Paolo Cristoferi come allenatore “storico” entra in gioco Tiziano Favaron, forte duathleta già fisioterapista di Gelindo Bordin, il loro è un sodalizio quasi inossidabile con la sola esclusione di un paio di anni nei quali è stato allenato da Massimo Magnani che lo vorrebbe (di nuovo) atleta a tempo pieno, ma anche in questo caso non funziona completamente, sono i primi anni Duemila, Magnani mette insieme un forte sodalizio, l’Atletica Ferrara che sembra rinverdire la grande stagione del Cus.

 I programmi di Favaron sono mensili? settimanali? No. Lui preferisce definirli con un temine curioso: Programmi a progetto. Il tutto all’insegna del “divertimento faticoso”, mai una settimana uguale nei lavori, ma è comunque è tutto basato sulla fiducia reciproca, e può lasciare spazio alla pura improvvisazione anche se non completamente folle, in atletica nulla si inventa la domenica mattina, ma nel 2015 Rudy era iscritto alla mezza maratona di Ferrara, poi un lampo, il mercoledì Tiziano prende il telefono e lo chiama: Domenica tu fai la maratona. In realtà non fu un ordine vero e proprio, ma una sorta di intesa telepatica, tutti e due ci stavano pensando dopo l’esperienza di Venezia finita in ginocchio. Rudy non fa una piega, cambio di pettorale e si aggiudica la Maratona di Ferrara in poco più di 2’28, non è il personale, non è una delle sue prestazioni migliori, ha corso i 10000 metri in 30’12 e la mezza maratona in 1’05”25, ma è una delle vittorie a lui più care davanti al pubblico che lo conosce e all’ombra del Castello Estense, una di quelle giornate che ti rimangono stampate nel cervello più di qualunque primato personale. Ma tutto deve essere un po’ su misura, Rudy ad esempio non ha mai tollerato bene i bigiornalieri (che sembrano imprescindibili per atleti che aspirano all’élite), si è trovato tra compagni di altissimo livello, ma quel riposino pomeridiano da asilo infantile che serve a ricaricare le batterie tra la prima e la seconda seduta di allenamento, o la rifiutava o lo frastornava, e l’allenamento pomeridiano non veniva come doveva, sembrano dettagli, ma noi appassionati non sempre siamo coscienti di certe dinamiche, non sono affatto dettagli di poco conto, su queste caratteristiche deve lavorare un allenatore. E Rudy rimpiange qualcosa? L’atletica l’ha depredato della giovinezza? No. Durante l’adolescenza certe tirate tardi davanti a un bar di provincia già gli sembravano piuttosto inutili, verso i vent’anni le vittorie nella zona ferrarese e oltre se le gioca con Gianni Gilli, un grande amico scomparso prematuramente. Capita di passare la serata del sabato proprio con lui, troppo forti rispetto agli avversari, si possono permettere orari assurdi e qualche birra, è una amicizia con un atleta più grande, un simbolo, un punto di riferimento, una grande amicizia interrotta tragicamente, prima Gianni è da ammirare, da prendere ad esempio, poi diventa una sfida che aiuta a crescere, e infine un dolore grande da stordire con i chilometri di corsa.

Oggi Rudy gestisce un negozio di abbigliamento sportivo a Cento ed è un punto di riferimento per tantissimi podisti, siano amatori di buon livello che hanno bisogno di buoni consigli, ma nessuna tabella di allenamento, a ognuno il suo mestiere mi dice con molta umiltà (merce rara di questi tempi anche nel nostro ambiente) o neofiti che necessitano di qualche informazione di base per iniziare una nuova avventura.

Trackandfield di Rudy Magagnoli, Cento

Foto di Pierluigi Benini

*Articolo già uscito sulla rivista Correre

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