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Factory Fattori | 9 Dicembre 2022

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FEDELE NEI SECOLI, GIANNI BRUZZI

FEDELE NEI SECOLI, GIANNI BRUZZI
Saverio Fattori

Ho una immagine che mi è rimasta impressa nella mente, e non so nemmeno io perché: è il 2006 sono a Imola, Parco Tozzoni, Campionati di società di cross, fase regionale, e assisto a una volatona infinita tutta ben visibile al pubblico, a noi amatori che la nostra gara l’abbiamo finita e ora osserviamo i “buoni”.

In scena c’è il cross corto, allora ci si poteva ancora permettere questa dispersione di talento e non concentrare tutti gli Assoluti in una sola prova, a inseguire disperatamente la vittoria c’è un atleta altissimo e con una gambata non comune, ha i primi calzettoni contenitivi, lunghissimi come i tubolari anni Settanta, ma molto più “tecnici”, quelli che per indossarli occorreva la pazienza di un sub che si sigilla in una muta attillatissima e solo chi ha gambe lunghe come Gianni Bruzzi può sfoggiarle senza sembrare un po’ ridicolo.

Bruzzi sta viaggiando verso i quarant’anni e non ha più la maglia dei Carabinieri Bologna, ed è uno spettacolo vederlo aggrappato agli anni migliori come Master di lusso per i nuovi colori dell’Atletica 85 Faenza: c’è un momento nel quale sembra possibile mantenere una certa eternità atletica, se solo il tempo si potesse fermare, e pensiamo che se lui continua ad andare così forte allora anche per noi c’è speranza e tutto continuerà sempre identico e bello: è l’utopia dello sportivo. Ma non va così, la realtà irrompe e Bruzzi non aggancia un rampante Massimo Tocchio, ventitré anni e due cosce fatte per le campestri, non lo prende nonostante porti in dote un 1’48”14 sugli 800 metri e un 3’39”69 sui 1500 metri. Ma sono tanti i tempi di questi livelli, la sua è stata una carriera regolare senza picchi da extraterrestre, del resto della sua generazione erano tanti i talenti in pista in Italia, Bruzzi era comunque una carta sicura per il gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri, “fedele nei secoli” mi verrebbe da dire.

Inizia tardi con la corsa, a 17 anni, niente scuola, niente Giochi della Gioventù, sono le corse podistiche del bolognese nei primi anni Ottanta a contagiarlo, a notarlo è Luciano Selleri, un buon podista e tecnico che abita dalle sue parti, San Lazzaro, appena fuori Bologna, e sarà il suo primo allenatore. La felice intuizione di Selleri è quella di non lasciarlo nel mare delle corse lunghe su strada, ma di dirottarlo subito alla pista dove dimostra doti di velocità e brillantezza non comuni, non per nulla arriverà a correre i 100 metri attorno agli 11 secondi in allenamento e a far parte della 4×400 del gruppo sportivo dei Carabinieri, Selleri allenerà in parallelo anche Nicola Bonamici, coetaneo, stesso sodalizio, e ottocentista da 1’47”72.

Bruzzi in una gara di Triathlon

Nel frattempo Bruzzi passato con i colori del Cus arriva in fretta (ripetizione) abbastanza in fretta ad abbattere il muro dei due minuti negli ottocento e avvicina quello dei quattro minuti ma prende davvero coscienza che l’atletica potrebbe avere un peso definitivo nella sua vita nell’anno militare, come criterista può dedicarsi quasi completamente al mezzofondo e i progressi arrivano, i personali in pista si abbassano, gareggia tantissimo, anche qualche cross, ma a fine anno, puntuale, arriva la mitica Corsa di Santo Stefano di Bologna che Bruzzi non rinuncia mai a frequentare, è il must regionale e nazionale, per tutti, pistaioli compresi, quegli ottomila duecento metri vengono divorati sempre più velocemente anno dopo anno e danno testimonianza esatta del miglioramento costante.

Terminato il servizio militare inizia a lavorare, ma i risultati non si fermano ed entra nel gruppo sportivo dei Carabinieri Bologna, continua ad essere allenato da Selleri, un sodalizio che continuerà nel tempo, e nel 1989 vince un po’ a sorpresa il titolo italiano sugli 800 metri indoor a Torino superando Alberto Barsotti il favorito di giornata e tutti i migliori. Gianni Bruzzi è un classe ’67, annata di frontiera, una cerniera tra un glorioso passato e il nuovo che fatica ad affermarsi a livello internazionale, gareggerà comunque con grandissimi atleti, come Stefano Mei, Gennaro Di Napoli, Tonino Viali, Luca Vandi, Stefano Cecchini, Alessandro Lambruschini, Davide Tirelli, Giuseppe D’Urso, Andrea Benvenuti, sono anni nei quali anche un titolo nazionale riveste un’importanza fondamentale e può essere un traguardo fondamentale per tutta una stagione. Purtroppo, dopo il titolo italiano arriva in coda forse l’unico vero rimpianto, il minimo per gli Europei indoor c’è, ma le iscrizioni sono chiuse. Per il resto la sua storia atletica è lineare, pochissimi anche gli infortuni importanti, appena un menisco nel ’97 ma tre mesi dopo già chiude un 1500 metri in 3’40, evidentemente non esagera con i lavori in pista, quasi mai svolti con le scarpette chiodate, comunque nel 1992, due settimane prima del personale sui 1500 metri fa due volte gli 800 metri in 1’58 e 1’56 con due soli minuti di recupero.

Altro flash di Gianni Bruzzi: in novembre si corre un circuito internazionale nel mio paese, sono anni di buoni ingaggi, i migliori stradaioli italiani, i ragazzi africani, specialisti dall’ex Jugoslavia in cerca di fortuna, Bruzzi si presenta al tavolo delle iscrizioni, paga il pettorale e forse non tutti lo conoscono altrimenti non commetterebbero l’errore di non tirare come dei treni dalla partenza e per tutti i dieci chilometri. È il 1993, e la volata vincente sul compianto Walter Merlo è di quelle che non si dimenticano facilmente, 29’36 è un tempo che sta a ricordarci che chi corre veloce in pista può allungare nei mesi invernali e fare spettacolo, qualche anno fa era piuttosto normale. Non a caso nell’anno seguente è ancora Campione italiano, sempre indoor, evidentemente le curve strette di questi salotti sono di suo gradimento, a cambiare è la distanza, i 3000 metri che pure gli garbano come distanza anche all’aperto. Più conflittuale il rapporto con i 5000 metri, sarà chiamato a correrli in gara per ragioni societarie, ne esce un discreto 13’53, ma forse il cambio di preparazione non ha giovato alla progressione nella sua gara prediletta, quella dei 1500 metri.

Come detto sono pochi gli infortuni in carriera, non arriva logoro all’attività Master ottenendo diversi titoli italiani e un Argento ai Campionati Mondiali di Misano del 2007 allo scoccare dei quarant’anni nella sua distanza preferita che ancora corre attorno al muro dei quattro minuti. Ultimo dettaglio: a volte è difficile per noi amatori capire davvero il senso di certe prestazioni, però tutti quanti abbiamo come riferimento il tempo a chilometro nelle nostre prove, beh Gianni Bruzzi un mille secco, distanza non olimpica che raramente si corre in gara, lo ha divorato in due minuti e venti secondi…

A raccontare di quanto Gianni sia legato alla sezione Atletica del Gruppo sportivo dei Carabinieri Bologna c’è una circostanza davvero singolare, proprio allo scoccare del pensionamento ha terminato di redigere un annuario che raccoglie tutti i dati e i successi in un arco che va dal 1965 al 2020, una vera e propria miniera di ricordi importanti per tutto il nostro movimento.

Articolo già uscito sulla rivista Correre