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Factory Fattori | 17 dicembre 2017

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Intro

Da: factory
A: oreamalià
Data invio: giovedì 24 giugno 2004 22:33
Oggetto: non si esce vivi dagli anni ’80

Non si esce vivi dagli anni ’80. Lo dicono gli Afterhours di Manuel Agnelli, le uniche teste sante del rock italiano contemporaneo. Wu Ming 1 scrive che gli anni Ottanta non sono un decennio.
Sono una condizione mentale.
Durante le presentazioni del mio primo libro li ho presi a calci anch’io…mi sono accanito, vendicativo.
Le delusioni, le frustrazioni, le masturbazioni di certi cuginetti più grandi… sessantottini/settantasettini, mi sforzo di capire.
Inutilmente. Non c’ero.
Qualcosa cambia in quel tempo, un enorme cingolato accende i motori, qualcosa sfugge di mano, ne ho la percezione, un’ombra oscura il cielo.
Ma che cazzo dico? Nel 1980 avevo 13 miseri anni.
A partire dal 1983 mi trovo gestire le mie turbe personali. Al tempo parevano insanabili ferite che mi avrebbero dissanguato a morte. Invece poi la mia sarà una malattia lenta, passata la fase acuta subentrerà una cronicizzazione esasperante ma facile da tollerare. Oggi nulla riesce più a farmi stare davvero male. Un malessere persistente a bassa frequenza mi protegge. Ho solo piccole oscillazioni di stati d’amimo verso il basso o verso l’alto e penso dipendano dai livelli del testosterone. E’ solo chimica. Nulla mi ammazza più. Quello che non ti ammazza non ti ingrassa. Solo ti fa diventare più mostruoso. Ma a 16 anni sei indifeso, nessun anticorpo ti protegge, cadi ti sbucci le ginocchia, ti rialzi e la vita tri prende a sberle. Allora cerco rifugi sotterranei, scavo trincee.
Odio i Simple Minds, i Duran Duran non li nomino nemmeno. MERDA mi dico. Rappresentano tutto ciò che non voglio, tutto ciò che non sono. Uno psicanalista testa di cazzo a questo punto metterebbe una trappola… tutto quello che non potevi essere?
Niente concerti. Mi reco a Parigi per visitare la tomba di Jim Morrison e onorarne la memoria, come a dirgli Tranquillo ti raggiungo presto visto la piega storta che ha preso la mia vita. Oggi mi rendo conto che quel viaggio non era molto originale, tutto piuttosto scontato, come la vacanza ad Amsterdam, si trattava di certificare il proprio malessere e codificarlo. Ma OGGI non conta un cazzo.
In culo Simon le Bon, in culo.
Lo piscanalista mi darebbe il tormento con le sue insinuazioni. Necrofilia pura, un rifiuto della vita. A 16 anni non sai nulla della vita, hai paura di qualcosa che non conosci. Parti male ragazzo.
Sono un integralista del malessere, sono mal disposto verso tutto quello che accade in diretta, tutto quello che posso toccare mi disgusta, era tutto meglio una volta, forse un giorno tutto sarà più sopportabile, ma ho sbagliato epoca e questo mi condanna all’infelicità. Qulache anno più tardi mi spoglierò di parte delle mie intransigenze musicali e scoprirò che i primi Litfiba non erano affatto male. Io sono come Diiiiooooo e gli uomini li rifarei come o r a… trallallero… trallallero… trallallerolà.
Poi Sylvian, Sakamoto, Joy Division, in Italia i CCCP, Lasciami stare lasciami così non dire una parola che non sia d’amoooooore.
Tondelli in “Un weeckend postmoderno” me li spiegherà meglio questi anni bastardi. In differita posso rallentare, mettere il fermo immagine e osservare quei colori sbiadire. Durante la diretta non ho capito un cazzo. Forse i miei erano solo preconcetti paranoici giustificabili in parte dalla oggettiva pochezza di personaggi che avevano infestato quel periodo imbrattando velocemente una tela che aspettava solo di essere sporcata da abili cialtroni senza spessore. Comunque il mio era atto di chiusura. Sono un essere ottuso.
La mia trasgressione allora prevedeva sedativi Eroina soprattutto. Autarchia dell’anima. Un panno soffice e marcio. Uscivi con grande classe disperata dal gioco scontato del nasci/produci/crepa. Con l’eroina si era chiamati ad accorciare in nasci/crepa ancor giovane,bello, fantasticamente inespresso, senza mai aver fatto la spesa all’Iper, lavato la macchina il sabato davanti al garage della villetta a schiera.
Oggi con pasticche e cocaina arrivi puntuale in ufficio. Una testa di cazzo puntuale e priva di ogni pudore. Un filo di occhiaie leggere. Due cubetti di ghiaccio passati sotto gli occhi assorbono il gonfiore.

Ora basta. Ora vorrei la tua versione dei fatti. Io ero un giovane coglione di provincia, tu eri al centro di un vortice, sparato ovunque, sparato alto come le zazzere che scolpisti ai Righeira un milione di estati fa, L’estate sta finendo e un anno se ne va sto diventando grande lo sai che non mi va.

Si, ora vorrei un’altra prospettiva su fatti e persone.

f.

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