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Factory Fattori | 29 Settembre 2021

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Far Finta di Essere Sani°

Far Finta di Essere Sani°
Saverio Fattori

Far finta di essere sani è una canzone di Giorgio Gaber, uno di quei milanesi che non ne torneranno più di così lucidi e geniali, guardo le foto su Facebook della passerella sul lago d’Iseo, una striscia arancione che brulica di umanità in fermento e non posso fare a meno di pensare a lui, a Gaber, a quella canzone, a quelle cinque righe che ho sempre amato mettendomi addosso quella malinconia che non dà fastidio perchè sa di maglie a righe tutte uguali, di colonia marina, di maestrine che messo a letto i mocciosi vanno in balera:

e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Sono tutti in fila sull’opera d’arte di Christo, hanno dovuto conquistarselo l’evento, ed è sacrosanto perchè qualcuno assicura che
La sensazione che si proverà sarà esattamente quella di camminare e di fluttuare sull’acqua”.
Ma i miracoli oggi non vengono così in scioltezza, te li strappi con i denti, devi combattere, sopportare prove durissime, i collegamenti al paesello di Sulzano entrano in collasso, ci sono ingorghi ai caselli autostradali, la stazione di Brescia scoppia, e le file sono interminabili, digito PASSERELLA LAGO D’ISEO in Google e qualche aiuto arriva, Come arrivare, Meteo, Prenotazioni, Biglietti, Costo, Dove dormire, Dove mangiare.
Guardo le foto, la moltitudine in volontario esodo ludico e artistico, perchè in qualche modo entri dentro l’opera, non solo te ne impossessi come un magnate potrebbe fare con un quadro, vai oltre, o speri di andarci, altrimenti non si spiega una gita infenale che nemmeno Filini avrebbe potuto proporre a Fantozzi, ebbene, tu stesso ti fai tassello di quel mosaico che rimarrà se non nella Storia, almeno nella cronaca dei quotidiani nazionali per qualche giorno.
E come possono non affacciarsi allo spigolo del mio cervello centinaia, migliaia di altre foto che ho visto scorrermi davanti agli occhi negli anni, fiumi di bipedi che colorano strade, ponti, e che poi esplodono a bolla in piazze e lì si placano oppure riprendono arterie e inseguono altri puntini colorati per raggiuengere altri vie che cambiano nome, altri incroci, altre piazze, maestose o più modeste, centralissime o periferiche… e poi fino in fondo, dove magicamente ti trasformi in Finisher.
Ma qui sul lago d’Iseo tanto chiasso per quattro miserabili chilometri e mezzo, la gente non solo fa medie risibili, come ormai di norma nelle varie maratone turistiche italiche, no, si cammina proprio, da Sulzano costeggeà il tratto sud del litorale risalendo fino aSensole fino a circumnavigare la piccola Isola di San Paolo, pezzo di terra proprietà della famiglia Beretta, quei Beretta, ci siamo capiti.

Quindi meglio cicunnavigare compatti e chiaramente pacifici, al limite co le mani in alto e ben in vista, e guai a sorpassare che non ci sono i salvagenti, fai un sorpasso azzardato perchè ti senti imbottigliato, ci mettono un gomito e uno sgambetto, e uno dei centosettanta bagnini deve ripescarti e salvarti da pesci siluro mostruosi dai quali il suddetto lago risulterebbe infestato.

Io non ce la faccio a spostarmi così in gruppo senza pensieri o con pensieri troppo sereni, i pensieri troppo sereni per me non sono veri e propri pensieri e procedere in gruppo senza fare fatica, senza sofferenza, senza cercare di battere la persona accanto è inconcepibile, per quello non vado nemmeno a manifestazioni politiche, mi metterei a correre e la celere mi prenderebbe per uno sospetto con cattive intenzioni, e insomma se mi avessero portato a forza sul lago, non avrei avuto nessuno stupore fanciullesco, non mi sentirei affatto quel pezzettino di opera d’arte mobile e performativa.
Mi sentirei un pirla, direbbe Gaber. Quando mi muovo a tre minuti e mezzo a chilometro mi sento pirla, ma meno. Un po’ meno.
°Pezzo già uscito su Correre