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Factory Fattori | 29 Luglio 2021

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NON CI STO CON LA TESTA*

NON CI STO CON LA TESTA*
Saverio Fattori

La biografia di Alberto Cova raccolta ed elaborata dal giornalista Dario Ricci° non è la solita pappa autocelebrativa del campione che mette su carta medaglie e successi quasi fosse un museo di ricordi. Alberto Cova non ha pietà di nessuno, nemmeno di sé stesso, ed è così profondo in certi punti da metterti a disagio, a farti quasi paura con quella schiettezza, non esiste ipocrisia, falso buonismo: per Alberto contava solo il risultato e l’unico risultato accettabile era la vittoria, non esiste un buon argento, ed è giusto che un bambino pianga per una sconfitta, perché è giusto che egli sia teso verso il massimo.

Il Re è grande, ha fatto la tripletta storica: Europei (quando contavano molto anche ne mezzofondo), Mondiali e Giochi olimpici, ma il Re è nudo, il reticolo di nervi che gli faceva sollevare le zampette così velocemente in quanto ben collegato ai centri nervosi della centralina, ovvero il cervello, è ben visibile. Finalmente la perfezione di Cova è in vetrina in tutti i suoi aspetti, nella sua complessità.

La biografia di un vincente è noiosa, appunto perché non presenta quelle fragilità con le quali noi uomini medi conviviamo nella mediocrità? Beh no, nel senso che pochi atleti abbandonano l’attività al top della carriera, e Cova ci racconta anche le fasi della sua parabola discendente, una vera e propria discesa agli inferi che ne nel testo si fa letteratura vera, importante, dolorosa, iniziata non con un sconfitta, ma con La Sconfitta, quella di Stoccarda rimediata da Stefano Mei, altro monumento del nostro mezzofondo. Se Cova ci racconta con grande precisione come ha costruito la sua leggenda, la sua invincibilità, ci racconta anche delle sue fobie, manie, che forse non lo hanno reso simpaticissimo, di un rigore che praticava per primo su sé stesso e pretendeva da tutti. Anche dagli avversari. L’episodio di Fernando Mamede a un’ora dalla finale olimpica di Los Angeles è incredibile, Mamede, fresco primatista mondiale dei 10.000 metri, gli confessa che non ci sta con la testa, glielo confessa in portoghese e glielo ripete pure, temendo che Cova non l’avesse capito. Se è strategia, bene, Cova capirebbe, invece no, è un vero cedimento emotivo di uno dei favoriti e quindi forse il più temuto da Cova. E viene a raccontarlo proprio a lui, a lui che il suo allenatore e mentore di una vita, Giorgio Rondelli definisce un “elaboratore di dati”, uno che ha fatto dell’intelligenza meticolosa l’arma vincente di una carriera, di una vita. Mamede in effetti uscirà di scena presto lasciandogli via libera per la vittoria più importante, nelle fasi finali rimane solo il fantasma caracollante Martti Vainio, a duellare senza speranza, sembra sgraziato nei suoi 192 centimetri di altezza, ma di metri ne macina, ma è ultima vittima predestinata del lotto dei partenti.

Cova ci racconta la verità, quella che in una conferenza stampa non sentiremo mai, nemmeno dopo una tripletta tutta in azzurro che fa gioire i connazionali davanti alla televisione:

Perché siamo così, tutti, nessuno escluso, noi atleti professionisti. O forse solo noi campioni: fiele e miele, veleno e antidoto, odio e fair play, unghiate e carezze, morsi d cobra e abbracci.

Ma dentro quella macchina da medaglie d’oro, mai da tempi, mai da primati, non adatti alle sue caratteristiche, l’uomo dov’era? Era rimasto nel campo fangoso della prima campestre, quella dove era arrivato secondo nonostante una scarpetta fosse rimasta imprigionata nella melma e mai più ritrovata, e da quella melma era uscito un organismo nuovo proteso verso l’utopia dell’invincibilità. Credo che Alberto Cova abbia messo sotto pressione sé stesso e tutte le persone che ha incontrato, compreso Dario Ricci, quello che ne è uscito è un libro vero che va ben oltre la testimonianza sportiva.

Dario Ricci

°DARIO RICCI (Roma, 1973) è una delle voci dello sport più note di Radio24-IlSole24Ore. Conduce Olympia – Tutti i duelli tra gli dèi dello sport, con cui ha vinto lo Sport Media Pearl Award 2015, il premio «Carlo Monti» e l’Overtime Radio Festival 2017. Scrittore e saggista, ha pubblicato diversi volumi dedicati alla storia dello sport e ai suoi protagonisti.

*editoriale già uscito sulla rivista Correre

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