Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Factory Fattori | 20 Ottobre 2021

Scroll to top

Top

TRANQUILLO. È TUTTO SOTTO CONTROLLO*

TRANQUILLO. È TUTTO SOTTO CONTROLLO*
Saverio Fattori

Tempo fa ho scritto e pubblicato sulla pagina on line di un giornale di grande diffusione un articolo che, sintetizzando, metteva in dubbio il valore assoluto di alcune prestazioni riferibili al variegato mondo dell’Ultramaratona, variegato, appunto, ma a quanto pare è proprio in questa parcellizzazione che sta la forza di questo mondo (o mondi, plurale) e forse la debolezza delle mie argomentazioni. Io tendo ad asfaltare un po’ tutto, a uniformare tutto quello che non è distanza canonica, tutto quello che succede nell’universo oltre i quarantadue chilometri e centonovantacinque metri. Naturalmente se la mia era una botta, giustamente lo stesso sito ha ospitato dopo pochi giorni la risposta di un ultrarunner di buon livello che ha stoppato le mie prese di posizione senza alzare i toni e in modo sensato.

Però ho avuto la stessa impressione di sempre… una vecchia concezione dell’atletica leggera che esce dalla pista in tartan e va sull’asfalto ma rimane con il cordone ombelicale attaccato, e una nuova visione, forse più slegata e libera, avventurosa e spregiudicata, meno legata ai primati personali in pista o comunque su distanze “normali”, e pronta a nuove esplorazioni fisiche e psicologiche. Io, cinicamente, quando voglio comprendere il valore di un atleta continuo a mettere nel motore di ricerca il nome e cognome e Fidal, così da visionare i suoi primati personali. È una pessima abitudine che davvero non riesco a togliermi. Continuo ostinatamente a utilizzare vetusti metodi di catalogazione dei podisti, a cercare unità di misura che possano orientarmi.

Ho parlato con il vicedirettore di questa rivista, ho espresso le mie perplessità, e anche i miei dubbi sulla mia stessa visione, o sono sempre sicuro di essere d’accordo con me stesso, e lui mi ha parlato della Spartathlon, una corsa da Atene a Sparta di ben 246 chilometri e, cosa importante, non è a partecipazione libera, occorrono requisiti piuttosto rigidi per essere accettati ai nastri di partenza. E sono andato un po’ in crisi: nei Campionati italiani master non ci sono minimi di partecipazione, qualunque tesserato può partecipare, alla Spartathlon, no. E io che addirittura nel mio articolo suggerivo, di traslare molte competizioni Ultra verso la dimensione non competitiva, certo ogni diversa specialità, ogni tipologia di gara, andrebbero analizzate, ma la mia era una sorta di provocazione.

Ho sempre avuto due soli hobby nella mia vita: la corsa e la scrittura, due attività a mio parere spietate, possono generare angosce e frustrazioni, li ho scelti davvero male, forse era meglio avessi optato per la pesca alla carpa, ma poi che ne so, magari pure quei signori silenziosi seduti sulle sponde di un canale hanno le loro pene i loro fantasmi. Sta di fatto che le discussioni a tema letteratura sono estenuanti: vogliamo capire perché un certo libro che riteniamo mediocre ha fatto il botto, e un altro che invece riteniamo meritorio è passato inosservato, ci perdiamo in mille dissertazioni che ci sembrano solide, poi magari come al risveglio da una notte agitata ci prende il dubbio, terribile, che tutto sia assolutamente casuale, privo di logica. I libri sono palline nella roulette, qualcuno becca il numero giusto, la maggior parte frullano inutilmente. Ma proprio quando le discussioni sulle sfortune e fortune di certi libri arrivano a livelli isterici e vacui, annoiandomi a morte, quando le ipotesi prendono derive sempre più vaghe, io me ne esco con una frase che i mei interlocutori non possono capire fino in fondo:

Tutte queste parole che non cambiano niente. Che non legano il sangue (citazione dai Virginiana Miller). Che noia. A me piace l’atletica, pronti, posti, via, uno arriva primo, uno secondo, uno centesimo, poi ci sono i primati personali che ognuno porta in dote, che dà un valore oggettivo, poche storie. Tutto è chiaro.

Io non sono un odiatore, per me tutti sono liberi di fare ciò che vogliono nel mondo della corsa, tutti siamo meritevoli di rispetto, ma mi piace mettere qualche parola attorno al semplice sgambettare, insinuare dubbi.

Forse ho bisogno di controllo, di avere punti fermi, e invecchiando temi di perderli tutti. Forse è qui il mio errore. Però quando qualcuno vuole convincermi del mio errore cascano nel mio gioco, ovvero mi citano ultrarunner con buoni best sulla maratona, da un lato, dall’altro lato rivendicano il fatto che per affrontare 246 chilometri occorrono altre caratteristiche, diverse da quelle che vengono messe in campo nelle distanze normali. Lo stesso Kilian Jornet, il più grande e osannato skyrunner quasi un anno fa aveva annunciato che avrebbe affrontato qualcosa di piatto, una maratona normale, come se lui stesso sentisse l’esigenza di dimostrare qualcosa, e forse prima di tutto a se stesso, quasi un paradosso quasi, comunque un viaggio a ritroso, dall’estremo al classico. Insomma il sentiero è incerto, come certi passaggi difficili di una skyrun. Ed è in questa fisarmonica che si gioca la partita, una partita che nessuno vince. E nessuno perde. E va bene finisca in stallo.

*articolo già uscito sul mensile Correre

Next Story

This is the most recent story.