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Factory Fattori | 31 Gennaio 2023

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Saverio Fattori

ALESSANDRO RASTELLO

Alessandro Rastello e Giuseppe Gerbi

Erano tante le Scuole importanti in Italia per quanto riguarda la corsa lunga, per “Scuola” potremmo intendere un gruppo di atleti di buon livello e tecnici di altro profilo che sperimentano giorno per giorno tecniche di allenamento sempre più precise e affidabili. L’allenamento è la scienza di sbagliare, sì, ma sempre meno, giorno dopo giorno. Forse una delle Scuole meno raccontate è quella torinese che trova in Giuseppe Gerbi il suo rappresentante più conosciuto, forte di un sesto posto ai Giochi olimpici di Mosca nei 3000 siepi. Altri nomi pesanti rimbalzano spesso nelle vecchie classifiche riproposte in certe pagine nostalgiche di Facebook, atleti dotati di aura mitica, foto di confine tra il bianco e nero e il colore, gente come Giampaolo Messina, i compianti Gianni Pedrini e Walter Merlo, qualche anno dopo arriverà anche Walter Durbano.

Alessandro Rastello è figlio di una generazione di marmocchi fortissimi e ben disposti a darsi da fare in pista, anche perché quello era un modo per emergere e mettere la testolina fuori dal paesello o dal quartiere. È una nidiata talmente talentuosa che Alessandro in un primo tempo è dirottato verso la marcia, nella categoria Ragazzi corre i 2000 metri in 6’50, ma Giuseppe Miccoli e altri fanno circa un minuto in meno, Nella marcia si distingue arrivando quinto a un Campionato italiano juniores, la prestazione gli consente di guadagnarsi la leva militare presso il gruppo sportivo, in caserma passa gente come Alberto Cova e il calciatore Cesare Prandelli, ha modo di allenarsi con i gemelli Damilano.

Ma è solo una parentesi, la stoffa c’è, se non sei un talento assoluto tocca allenarsi un po’ di più, ci sarà modo di riprendere la corsa, d’altra parte la passione gli arriva dalla sorella Elena, due anni più grande, una ragazza ha capito seguendo in televisione gli Europei di Roma del ’74 che quella doveva essere la sua strada, arriverà a vedersela da pari a pari con le migliori di quegli anni formidabili, Gabriella Dorio, Agnese Possamai, Margherita Gargano, sarà più volte azzurra, purtroppo è un po’ presto per la diffusione endemica della maratona a livello femminile, probabilmente lì avrebbe potuto esprimersi al meglio, per lei erano normali uscite da trenta chilometri a quattro minuti a chilometro. Il 4 agosto 1978 mentre sta correndo un 3000 metri al Morosini di Brescia, Sara Simeoni salta i 2.01 del record mondiale, sono quegli incroci temporali che rendono magico questo sport. Elena è una persona impegnata, per nulla impermeabile al mondo esterno, all’impegno politico e sociale nel 1979 seguirà la decisione di prendere i voti e partire come missionaria in Africa.

Il gruppo di lavoro del Cus Torino si aggrega attorno alla figura del professor Antonio Madaro, uno di quei carismatici professori di educazione fisica che hanno la capacità di portare i ragazzini più talentuosi in pista al pomeriggio. L’apripista di queste generazioni fu Renato Martini grande mezzofondista a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, capace di un 24° posto nella Maratona olimpica di Monaco ’72 e di avventurarsi fino alla mitica Corrida di San Silvestro di San Paolo del Brasile con un onorevole 14°posto.

Nel 1982 Rastello regge i lavori di Giuseppe Gerbi che in punta di piedi sta preparando la sfida dei Campionati italiani che si correranno a Ferrara in casa dal favoritissimo Massimo Magnani, tutta la città abbraccia il suo campione e lo aspetta vincente ai piedi del Castello. In effetti sarà una sfida a due, Magnani tira da subito e strappa, tenta di lasciare la compagnia, ma nulla da fare con uno da 8’18 nei 3000 siepi e quasi venti chilometri e mezzo nell’Ora in pista. Gerbi chiude con una volata finale spietata, Alessandro ricorda la tensione del giorno prima a cena, i tatticismi, quell’ostentazione di insicurezza è sincera? è solo scaramanzia o è una posa? Quella di Gerbi fu astuzia o insicurezza? Rastello fece tutta la preparazione con Gerbi che era reduce dal mostruoso record italiano dell’Ora in pista, ma i lavori specifici per la maratona furono davvero pochi se si esclude un lavoro di quaranta chilometri a 3’30 e un collinare sulle alture che cingono Torino eseguito per intero dal solo Rastello, la salute tendinea di Gerbi era da preservare con parsimonia. Quindi la condotta attendista di Giuspin sarebbe stata dettata da veri timori, tanto più che in quella mitica giornata c’era anche un’altra mina vagante, un certo Alberto Cova che però fu costretto al ritiro e che mai entrerà in intimità con la distanza. Rastello soffrirà un po’ di più quel giorno, forse appesantito da quella preparazione, arriverà comunque nei primi dieci in 2’19, ma il post Ferrara sarà ancora più complicato per Gerbi che torna da Ferrara con la rabdomiolisi, una patologia piuttosto grave che indica danni importanti alle fibre muscolari.

Ma Alessandro Rastello i suoi giorni da protagonista li ha avuti, sono stati costruiti nel tempo. Sono gli anni nei quali la Cina di Mao cerca di uscire con grande cautela dall’isolamento mondiale, un piccolo passo potrebbe essere l’organizzazione di una maratona internazionale per 120 atleti arrivati in delegazione da 19 nazioni. Rastello e Orlando Pizzolato rappresenteranno il nostro Paese, partono il 21 settembre da Roma, non sarà un volo diretto, la prima tappa a Belgrado sarà un piccolo incubo, specie per Pizzolato, Rastello è in forma smagliante e impone un medio molto allegro per le strade trafficatissime della città. Cinquanta minuti di prima mattina quasi a tutta dribblando auto che emettono gas di scarico terrificanti, nel pomeriggio seguiranno 14 chilometri di progressione fino a 3’10 a chilometro, secondo la moda torinese evidentemente. Pizzolato la prende malissimo, ma se parte la musica tocca ballare. Come non bastasse la sera in albergo ai due verrà offerta compagnia femminile che rifiutano cortesemente, al di là dell’etica, non sarebbe stato comunque il caso di affrontare fatiche supplementari.

Primo Nebiolo naturalmente è già a Pechino con le massime autorità, nemmeno sa di preciso chi siano i due italiani, quando li incontra formula un bizzarro consiglio, nemmeno facilissimo da decifrare: Dovete morire un metro prima del traguardo, non un metro dopo. Immagino la confusione dei due maratoneti italiani già duramente provati dalla soluzione cinese per i servizi igienici, una sorta di canale a cielo aperto dedicato all’espletamento dei bisogni organici e dal fatto che i bagagli di Pizzolato non erano mai arrivati, per fortuna Rastello gli presta di delle favolose scarpette top di gamma di una notissima marca, facendosi così perdonare la faticaccia di Belgrado, per la divisa a porre rimedio sono gli organizzatori della Stramilano, anche loro presenti in delegazione, con un loro completo. Partenza da Piazza Tienanmen. Le strade destinate alle auto sono naturalmente quasi completamente deserte, le ciclabili un formicaio, un vento malefico affligge gli atleti, Rastello arriva secondo dietro un coreano, Pizzolato quarto, non è andata malissimo la spedizione, il giorno dopo gita alla grande Muraglia, incontreranno anche Mary Decker la stella del mezzofondo statunitense e moglie del forte maratoneta Ron Tabb, davvero raro in quegli anni vedere yankee da quelle parti. Al ritorno sarà Rastello a perdere i bagagli ma sono dettagli. Nello stesso giorno, 25 aprile 1982, alla Maratona di Chicago l’amico e compagno di allenamento Giampaolo Messina coglie un prestigioso piazzamento e porta a Torino un bel 2’12”42, a ulteriore conferma che da quelle parti si è lavorato bene.

Classifica Maratona di Pechino

Il 1982 sembra essere davvero l’anno più importante per Rastello, arriva ai Campionati italiani di Maratonina in grande forma, all’Amatrice Configno è il primo italiano, in altre gare ha già battuto sia Gelindo Bordin che Gianni Poli, ha soli 22 anni (oggi sarebbe inquadrato come Promessa…) ma è comunque da indicare se non come favorito, almeno come “elemento pericoloso”. Anche a Porto Recanati il vento è impetuoso, quasi tutti i migliori stanno coperti e compatti: Bordin, Poli, Pimazzoni, Magnani, Arena, Pizzolato, è un’era nella quale per un titolo italiano non ci sono defezioni, solo Stefano Brunetti prende l’iniziativa all’inizio del sesto e ultimo giro, è uno tosto Brunetti, ma con un plotone così alle calcagna è difficile stare tranquilli nemmeno con un centinaio di metri di vantaggio, si gira spesso per controllare, forse si gira una volta di troppo e sbanda a lato della strada, sul margine, e si riacutizza un problema a un tendine, quando lo sorpassano è in lacrime e Rastello quel giorno non perdona e si prende la scena, ricorda ancora l’abbraccio dopo il traguardo di Marco Marchei, allora direttore di questa rivista.

Agli inizi degli anni Novanta scopre la bicicletta anche come integrazione per la preparazione alla corsa, già lavora in una palestra e le contaminazioni arrivano, da qualche anno si è sviluppato anche nel nostro Paese il triathlon, è affascinato da queste variazioni sul tema della fatica e oltre che atleta diventa allenatore, dirigente e organizzatore per il Torino triathlon, in seguito per Baserunning e Torino Road Runners. Rastello è ancora integro fisicamente, ottiene ottimi risultati nel duathlon (problemi insormontabili con l’acqua…), vince due titoli italiani a squadre ed è ventesimo ai Campionati europei di lungo a Zofingen, vince gare del ranking nazionale, sono gli anni di Maurizio Medri, Tiziano Favaron, Alessandro Alessandri, Mauro Crivellini e del compianto Umberto Guidetti. La sua competenza nel campo sportivo è davvero a trecentosessanta gradi, una competenza e una esperienza che hanno aiutato tanti atleti e tante persone comuni a ritrovare buone sensazioni con il proprio corpo, ha collaborato anche con i fratelli Damilano per la diffusione del fitwalking. E se qualcuno seduto su una panca in palestra vorrà ascoltare quei racconti di corsa tra il bianco e nero e i colori, beh, non si annoierà.

Articolo già uscito sulla rivista Correre